Se io fossi...
- Concetto Cassia
- 29 ago 2023
- Tempo di lettura: 6 min
Anni son passati da quando vagavo per i quartieri della mia città e osservavo ciò che succedeva.In alcuni momenti,andavo a caccia della solitudine più oscura per comprendere a pieno cos’è che faceva muovere le cose:confesso che non ho mai capito nulla per carità,ma data la mia natura curiosa e avvezza alle scoperte,riuscivo sempre ad aggiungere un pezzo di storia nel mio intimo diario di bordo dal mondo che mi circondava e a volte facevo parte di quelle dinamiche,a tratti da protagista.Io però,amavo e tutt’oggi più che mai,osservare da dietro le quinte di questo grottesco teatro che è la vita:da quella prospettiva si ha una perfetta panoramica,come se si esaminassero tutti i dettagli della scena con la lente d’ingrandimento.E nel bel mezzo di questo girone di vite e cose,fattacci e gioie immense,viaggi e vino,fumi e rabbia,sbalzi d’umore continui e frenetica calma,ho voluto fare un gioco:quello del “Se io fossi”...
A causa dei genitori e dall'educazione o dall’idea di educazione insegnataci dai nostri genitori,in special modo se proviene da retaggi culturali antichi che,per quanto hanno fatto la culla della civiltà e sono oggetto di studio ancora oggi,essi rimangono obsoleti in quanto non progrediscono con l’avanzar del periodo storico socio-culturale.Perciò sono andato alla scoperta di cosa vuol dire avere dei genitori in grado di capire il figlio:in quel momento mi sono svegliato e ho capito in che bolla di sapone stavo vivendo e in che modo stavo limitando il mio futuro: è allora che ho avuto la mia visione personale di genitore e benchè sia scontata,è comunque una visione ben lontana da quella che si sta palesando ai tempi che corrono:
“ Se io fossi un genitore,renderei scomoda la vita
di mio figlio perché le comodità indeboliscono.
Lo ascolterei per capire,
lo guarderei cadere per aiutarlo a rialzarsi.
Lo amerei alla follia…di nascosto…
per non imbarazzarlo davanti agli amici…”
E proprio in quei contesti familiari che si muovono i primi passi verso le argomentazioni più disparate,nella maggior parte dei casi prive di fondamenta ed edulcorate da tanta disinformazione e per di più,generalizzata da preconcetti e pregiudizi populisti.E chi non ha mai parlato o sentito parlar di politica?Io sempre e non ho mai capito il perché di così tanto fervore e animo accorato nel sostenere questo o quello,dal momento in cui lo scopo fine e ultimo è quello di stringere sempre di più il cappio al nostro collo.Diritti e doveri si confondono fino al punto che perdono di valore con tanto di ribaltamento dei ruoli:noi abbiamo il dovere di votare senza alcun diritto di replica e loro comandano con tutto il diritto senza obblighi e doveri.Fa ridere questa cosa non credete..?
“ Se io fossi un politico starei in silenzio…
Sarebbe la cosa più saggia da fare…”
Il mestiere che ho sempre fatto per la maggior parte della mia vita,è stato il teatro di centinaia di vignette malinconiche e nel tempo,hanno contribuito al principio di misantropia che pian piano mi pervade sempre di più;tuttavia,è stato di grande aiuto per la formazione del mio status quo.E per tutto il tempo trascorso fino ai giorni odierni a lavorare al pubblico che susseguono una serie di fatti,che poi hanno contribuito al formarsi di tutti gli argomenti del caso,compresi gli esempi e i vissuti degli amici,parenti,cugini eroi,vittime e carnefici del totalitarismo dei luoghi comuni.A quel tempo lavoravo in un bar,mi ricordo il triste giorno dove venne a mancare Papa Giovanni PaoloⅡ.In quel momento,anche il più ateo degli esseri umani diventò santo e Dio solo sa cosa non avrebbero fatto i benpensanti per sentirsi rammaricati dal triste evento e i più ardui,addirittura si inginocchiarono davanti alle immagini che passavano in tv.Per tutta la vita avrei aspettato il mio ultimo anelito per dar loro una sonora lezione se lo fossi stato io:
“ Se io fossi il Papa,farei salire i poveri e gli emarginati
sulla mia balconata per dar loro una prospettiva diversa
della vita”.
E a proposito dei benpensanti,che degli emarginati hanno la visione ovviamente più bassa e credo fuorviata-pensano che siano solo i “poveri”ad essere emarginati-disinteressata,in quanto ne vedono il marciume della società-il loro pensiero cozza con il comune,lo scontato,gli standard stabiliti da quella stessa comunità che impone la globalizzazione e l’omologazione-Siamo come prodotti di fabbrica difettosi,da sostituire quando cominciamo a presentare difetti,se non addirittura nell’immediato:
“ Se io fossi l’emarginazione,andrei in mezzo al branco
e lo disturberei con il mio mondo,non per impormi in società,
ma per far vedere che c’è dell’altro al di là del loro naso,
dove i sorrisi non si acquistano a buon mercato…”
Mi sembra doveroso spendere un pensiero per il sentimento di carità che gira intorno al mondo degli emarginati e a questo punto dei famosi “poveri”.Vorrei accendere un riflettore e mettere in luce il concetto principale del gesto:è un atto di gentilezza che si fa nei riguardi,innanzi tutto di se stessi,ma soprattutto degli altri;è la propensione a tendere la mano a chi ne ha bisogno,senza tornaconto e soprattutto spogli dall’idea di acquisto o donazione.Purtroppo è stato creato il modello di coscienza con prezzo esposto,quindi è difficile non affibbiarne un valore commerciale:
“ Se io fossi la carità,ruberei i soldi alle persone per far
capire che sono un gesto gentile,un gesto d’amore
da fare e non un dono materiale.
E se fossi un povero,andrei dai derubati dalla carità,
per dare loro una mano a ricostruirsi una vita dignitosa…”
A onor del vero che questo nobile gesto è la cura per la società,lo dimostra il mondo animale e per quanto spietata sia la natura,dove a volte le estremizzazioni servono alla sopravvivenza della specie,essa fa grandissimi atti di carità gratuiti:ci ha messo a disposizione tutto per la nostra sopravvivenza e non ci ha mai chiesto nulla in cambio.Ci avete fatto caso che i senza tetto,per la maggior parte dei casi sono accompagnati da cani o gatti,topi,piccioni,colombe?Ho avuto modo di osservarli da vicino,non hanno nulla da offrire l’uno per l’altro,eppure stanno insieme,coesistono e quell’Uomo lì,offre il suo tozzo di pane al suo Amico e quell’Amico animale offre la sua compagnia per gratitudine,anche nelle notti più fredde:
“ Se io fossi un cane,aprirei un centro accoglienza
per uomini abbandonati…”
Durante le mie passeggiate,ho riempito gli occhi e l’anima di queste cose,fino alla nausea,al punto da non voler guardare più nulla perché fa male,pensare che c’è così tanto orrore,non soltanto per le guerre,povertà e ingiustizia che affliggono il mondo,ma anche per tutto ciò che succede nel quotidiano.Qualche giorno fa accendo la tv e vai di violenza di gruppo…Non amo fare propaganda,specie se si tratta di questi argomenti:più se ne parla e più ne accresciamo l’attenzione.So perfettamente che bisogna parlarne per far capire ai ragazzi che è un gesto cattivo,inaccettabile,indegno,ecc…Bla,bla,bla…
Solo sterili parole dal momento in cui non si intrviene a monte del problema:in famiglia.La scuola non la menziono neanche perché fa parte del sistema di generazione di mostri.I bulli sono sempre esistiti e non per forza debbano venir alle mani per dimostrarlo;i primi bulli stanno dentro casa e non per forza debbano essere aggressivi per educare alla violenza,basta essere indifferenti e lontani dall’educare:
“ Se fossi un bullizzato,vorrei diventare un bullo anche io…
Mettermi al loro livello per capire in che oscurità
vivono,colpirli con il conforto,rassicurandoli
che nessuno gli farà del male”...
“ Se fossi una donna,sicuramente non vestirei
i panni di un uomo…Se io fossi un uomo,
sicuramente vestirei i panni della donna…”
L’educazione è fondamentale perché le cose vadano per il verso giusto;non crediamo che sia scontato in quanto questa parola è fraintesa o quantomeno il suo significato si riduce al “comportiamoci bene”: questo è l’atteggiamento comportamentale dell’individuo che è ben altra cosa,giusta per il senso civico di una società,ma non è tutto.Educare ossia educere o trarre fuori(cit. “La Gentilezza”,https://ccgundam3.wixsite.com/give-life-back),è l’azione del tirar fuori l’atteggiamento giusto,ma nell’insieme delle cose,negli argomenti,nei fatti che succedono nel luogo dove si abita,nelle situazioni,nei valori.E noi,in qualità di figure che dovrebbero dare l’esempio,abbiamo l’obbligo di tirar fuori il meglio dalle future generazioni e credo che,se non acceleriamo i tempi come si sta facendo con la campagna di transizione ecologica,sprofonderemo in un abisso di sporcizia,inadeguatezza sociale tale,che non oso immaginare le conseguenze:
“ Se io fossi il mondo,mi scrollerei di dosso le migliaia
di tonnellate di spazzatura che mi appesantiscono.
E’ un vestito troppo pesante da indossare…”
Un giorno,dopo tutto questo camminare, osservare,pensare e credere che ad un tratto,ad un certo punto della mia vita avrei visto compiersi il miracolo della redenzione e della presa di coscienza umana e magari essere ancora lucido da poterne godere,solo per quel poco che mi sarebbe rimasto,mi son fermato davanti una chiesa,di quelle semplici che si trovano nei paesini di montagna e sapete che mi son chiesto?
“ E se io fossi Dio?
…Beh non saprei cosa fare perché impossibile
essere nei suoi panni,ma Lui ha vestito i nostri
e malgrado la nostra riluttanza,
ci ha perdonati sempre…”


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